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Riciclo del cemento: dal demolito al nuovo calcestruzzo in 4 passi

Ogni cantiere di demolizione genera tonnellate di calcestruzzo dismesso. Per anni questo materiale è finito in discarica come rifiuto inerte, con un doppio costo: ambientale, perché disperdeva risorse ancora utilizzabili, ed economico, perché obbligava le imprese a comprare nuovi aggregati estratti da cava. Oggi la filiera è cambiata: con gli impianti di trattamento moderni e un quadro normativo chiaro, il calcestruzzo da demolizione torna a essere un aggregato riciclato pronto per nuove opere.

In questa guida vediamo come funziona il riciclo del cemento, passo dopo passo, dal momento in cui il manufatto viene abbattuto al momento in cui il materiale rigenerato entra di nuovo in un'impastatrice. Spiegheremo le quattro fasi della filiera, i controlli di qualità richiesti e cosa prescrivono le norme italiane (UNI EN 12620, NTC 2018, D.M. 127/2024). Il testo è pensato per direttori di lavori, imprese edili e tecnici che devono valutare se e come integrare aggregati riciclati nei propri progetti.

Perché riciclare il calcestruzzo da demolizione conviene

Il calcestruzzo è il materiale da costruzione più utilizzato al mondo dopo l'acqua e il primo per impatto sulla CO₂ globale. La sua produzione richiede cemento (energivoro), sabbia e ghiaia (estratte da cave). Recuperare calcestruzzo da demolizione riduce queste pressioni in tre modi.

  • Risparmio di materia prima vergine: ogni tonnellata di calcestruzzo riciclato evita l'estrazione di una quantità equivalente di aggregati naturali da cava.
  • Meno rifiuti in discarica: i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano circa un terzo dei rifiuti speciali prodotti in Italia. Recuperarli significa allungare la vita utile delle discariche e ridurre i costi di smaltimento.
  • Coerenza con i CAM: i Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia impongono quote minime di materiale riciclato negli appalti pubblici. Il riferimento in vigore è il D.M. MASE 24 novembre 2025, obbligatorio dal 2 febbraio 2026 in sostituzione del D.M. 256/2022. Chi ricicla è in linea con i requisiti, chi non lo fa rischia di restare fuori dalle gare.

A questi vantaggi va aggiunto il fatto che, a parità di prestazioni, un aggregato riciclato certificato costa indicativamente meno di un equivalente naturale e ha lo stesso destino tecnico: rilevati, sottofondi, fondazioni e, entro i limiti di norma, anche calcestruzzo strutturale. Per un approfondimento sul quadro tecnico-normativo rimandiamo all'articolo Aggregati riciclati per calcestruzzo: cosa dice la normativa italiana.

Passo 1: la demolizione selettiva

La filiera del riciclo inizia in cantiere, non in impianto. Se la demolizione è "tradizionale" — il fabbricato viene abbattuto in blocco senza distinzioni — il materiale che esce è una miscela di calcestruzzo, laterizi, legno, plastica, isolanti, metalli e talvolta amianto. Una matrice così eterogenea costringe l'impianto a un trattamento più costoso e abbassa la qualità del prodotto finito.

La demolizione selettiva ribalta l'approccio: prima si rimuovono gli arredi e gli impianti, poi gli elementi non strutturali (serramenti, intonaci, isolamenti, pavimenti), poi le coperture e infine la struttura portante. Ogni frazione viene tenuta separata e conferita al gestore corretto. Il calcestruzzo arriva all'impianto già "pulito", con un codice EER 17 01 01 (cemento) o 17 01 07 (miscugli inerti non pericolosi).

Cosa serve in cantiere

  • Un piano di gestione dei rifiuti da demolizione, redatto prima dell'inizio dei lavori, che identifica le frazioni e i quantitativi attesi.
  • Aree di stoccaggio temporaneo distinte, con cassoni separati per ciascun codice EER.
  • Un'impresa demolitrice qualificata, iscritta all'Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie richieste dalle attività che svolge.
  • Il rispetto degli obblighi di tracciabilità tramite il RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), istituito con il D.M. 4 aprile 2023 n. 59: l'iscrizione è avvenuta per scaglioni progressivi fra dicembre 2024 e dicembre 2025 e il registro si tiene in formato digitale. Il FIR cartaceo resta ammesso, in alternativa al digitale, fino al 15 settembre 2026.

Per chi vuole approfondire questa fase abbiamo già pubblicato la guida dedicata: Demolizione selettiva: cos'è, come si fa, quanto costa.

Passo 2: il trattamento in impianto autorizzato

Il calcestruzzo da demolizione arriva all'impianto sotto forma di blocchi e frammenti irregolari, spesso con armature in acciaio annegate. Il trattamento è una sequenza meccanica controllata che ha l'obiettivo di ridurre la pezzatura, separare gli inerti dagli "indesiderati" e produrre frazioni granulometriche commerciabili.

Le fasi tipiche del trattamento

  1. Pre-selezione: rimozione manuale o con benna a polipo di legno, plastica, carta, gomma e altri materiali estranei.
  2. Frantumazione primaria: il blocco viene ridotto in pezzatura grossolana (tipicamente 0–150 mm) da un frantoio a mascelle.
  3. Separazione del ferro: un deferrizzatore magnetico estrae le armature e gli inserti metallici, che vengono raccolti e venduti come rottame.
  4. Frantumazione secondaria: un frantoio a impatto o a cono riduce ulteriormente la granulometria e dà forma più cubica ai grani.
  5. Vagliatura: una serie di vagli vibranti separa il materiale nelle classi commerciali (0/4, 4/8, 8/16, 16/32, oltre).
  6. Pulizia finale e separazione ottica: negli impianti più moderni, sensori ottici e separatori ad aria rimuovono i contaminanti leggeri residui (plastica, schiume, legno).

Il risultato è un aggregato riciclato suddiviso per classe granulometrica e pronto per la caratterizzazione. Negli impianti automatizzati 4.0, come quello che gestiamo a Osio Sopra, l'intero processo è monitorato in tempo reale: ogni lotto è tracciato dal conferimento alla spedizione, con dati di pezzatura e densità registrati e archiviati per la documentazione di qualità.

Passo 3: caratterizzazione e classificazione come MPS

Un aggregato riciclato non è automaticamente un prodotto: lo diventa quando supera un set di prove di laboratorio e ottiene la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste). Da quel momento è una materia prima seconda (MPS) e può essere venduto e impiegato come un aggregato vergine.

Le prove obbligatorie più rilevanti, in accordo con UNI EN 12620 (aggregati per calcestruzzo) e UNI EN 13242 (aggregati per opere di ingegneria civile e costruzioni stradali), sono:

  • Analisi granulometrica (UNI EN 933-1): distribuzione delle particelle per setaccio.
  • Contenuto di fini e indice di forma dei grani.
  • Resistenza meccanica ai cicli di gelo-disgelo e all'usura (Los Angeles).
  • Massa volumica e assorbimento d'acqua: parametri critici per il dosaggio nei mix design.
  • Test di cessione (UNI EN 12457-2 o analoga): verifica che il rilascio di metalli pesanti, cloruri, solfati e altri inquinanti resti sotto i limiti del D.M. 28 giugno 2024 n. 127, il regolamento End of Waste per i rifiuti inerti che ha sostituito il precedente D.M. 152/2022.

Solo gli aggregati che superano tutte queste prove possono essere etichettati come MPS conformi e ricevere la marcatura CE obbligatoria, accompagnata dalla Dichiarazione di Prestazione (DoP) ai sensi del Regolamento UE 305/2011 sui prodotti da costruzione, oltre alla Dichiarazione di Conformità prevista dal regolamento End of Waste. Il quadro completo è nella guida End of Waste inerti: cosa prevede il D.M. 127/2024.

Passo 4: il reimpiego nel nuovo calcestruzzo

L'aggregato riciclato qualificato può tornare nel ciclo del calcestruzzo, ma con regole precise. Le NTC 2018 (D.M. 17/01/2018) e la circolare applicativa n. 7/2019 stabiliscono percentuali massime di sostituzione dell'aggregato vergine in funzione della classe di resistenza del calcestruzzo strutturale.

I limiti della Tabella 11.2.III

Per gli aggregati provenienti da demolizioni di solo calcestruzzo e c.a. (con frammenti di calcestruzzo ≥ 90%), le NTC 2018 ammettono:

  • fino al 60% per classi ≤ C20/25;
  • fino al 30% per classi ≤ C30/37;
  • fino al 20% per classi ≤ C45/55.

Per gli aggregati da demolizioni di edifici (macerie) il limite è la sola classe C8/10, ma con impiego fino al 100%. Nel riutilizzo interno agli stabilimenti di prefabbricazione qualificati si arriva al 15% per una classe inferiore a quella di origine e al 10% per la stessa classe. In tutti i casi la miscela va preliminarmente qualificata e documentata, oltre che accettata in cantiere secondo le procedure delle NTC.

Nel calcestruzzo non strutturale (sottofondi, magroni, riempimenti) l'aggregato riciclato può arrivare fino al 100%. Gli aggregati riciclati trovano poi impiego diffuso in sottofondi stradali, rilevati, riempimenti, drenaggi, sottofondazioni di pavimentazioni industriali, basi di pavimentazioni in masselli autobloccanti e opere di urbanizzazione primaria: in questi usi le quote di sostituzione possono salire fino al 100%, purché le prestazioni siano certificate.

Mix design e controlli in betonaggio

Quando il calcestruzzo viene confezionato con riciclato, il mix design va ricalibrato: l'aggregato riciclato ha assorbimento d'acqua più alto dell'aggregato vergine, quindi va pre-bagnato oppure si deve compensare l'acqua di impasto con additivi superfluidificanti per mantenere il rapporto a/c. La centrale di betonaggio deve avere procedure scritte e prove di accettazione lotto per lotto. Per un quadro completo sui Criteri Ambientali Minimi che spingono questa pratica, si veda Calcestruzzo CAM: i Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici.

Il quadro normativo italiano in sintesi

La filiera del riciclo del cemento poggia su alcuni pilastri normativi che è bene tenere a mente.

  • D.Lgs. 152/2006 e D.M. 28 giugno 2024 n. 127: stabiliscono le regole di gestione dei rifiuti inerti e le condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste). Il D.M. 127/2024 ha sostituito il D.M. 152/2022.
  • UNI EN 12620 e UNI EN 13242: norme tecniche di prodotto per aggregati destinati rispettivamente al calcestruzzo e alle opere di ingegneria civile e stradali.
  • NTC 2018 e Circolare n. 7/2019: definiscono i limiti di impiego di aggregati riciclati nel calcestruzzo strutturale (Tab. 11.2.III).
  • D.M. MASE 24 novembre 2025 (CAM edilizia): impone quote minime di materiale riciclato negli appalti pubblici, premiando le imprese che riciclano. È obbligatorio dal 2 febbraio 2026 e ha sostituito il D.M. 256/2022 e il D.M. 5 agosto 2024.
  • D.P.R. 120/2017 e RENTRI (D.M. 4 aprile 2023 n. 59): tracciabilità delle terre e rocce da scavo e dei rifiuti speciali.

L'esperienza Orobica Inerti

A Osio Sopra (BG) gestiamo un impianto di trattamento inerti 4.0 autorizzato per il recupero di rifiuti non pericolosi. La filiera che abbiamo descritto è la nostra pratica quotidiana: riceviamo conferimenti di calcestruzzo, laterizio e misti da imprese di demolizione del territorio, li trattiamo con frantoi a mascelle e a impatto, deferrizziamo, vagliamo e sottoponiamo ogni lotto a controllo qualità nel nostro laboratorio interno.

Il risultato è una linea di aggregati riciclati CE che integriamo nei nostri calcestruzzi preconfezionati (sia ordinari sia in versione conforme ai CAM) e vendiamo come MPS a imprese e cantieri. Tutta la movimentazione passa dal nostro magazzino automatizzato, che ci permette di tracciare ogni lotto con dati di pezzatura, densità e provenienza. Per chi opera nella provincia di Bergamo e nelle aree limitrofe gestiamo anche il trasporto con flotta propria e l'intermediazione dei rifiuti, così l'impresa edile ha un unico interlocutore dal cantiere al nuovo impasto; le iscrizioni all'Albo in corso di validità sono elencate nella pagina Autorizzazioni.

Conclusione

Riciclare il cemento da demolizione non è un esercizio teorico: è una filiera consolidata, normata e in grado di restituire materiali di qualità per nuove opere. I quattro passi — demolizione selettiva, trattamento in impianto, caratterizzazione MPS, reimpiego nel calcestruzzo — funzionano se ogni fase è eseguita con metodo e tracciata documentalmente. Per le imprese significa meno costi di smaltimento, accesso agli appalti CAM e un contributo concreto all'edilizia circolare. Per il territorio significa meno cave aperte e meno discariche piene.

Hai bisogno di una consulenza tecnica? Contatta il nostro ufficio tecnico per supporto sul tuo prossimo progetto.

Contenuto verificato e aggiornato al 24 agosto 2026. Riferimenti: NTC 2018 (D.M. 17/01/2018), Tab. 11.2.III, e Circolare n. 7/2019; D.M. 28 giugno 2024 n. 127 (End of Waste inerti); D.M. MASE 24 novembre 2025 (CAM edilizia), G.U. n. 281 del 3/12/2025; D.M. 4 aprile 2023 n. 59 (RENTRI); Regolamento UE 305/2011; UNI EN 12620; UNI EN 13242; UNI EN 933-1; UNI EN 12457-2.