Introduzione
L'uso di aggregati riciclati nel calcestruzzo strutturale non è più un'eccezione: è una scelta premiata dagli appalti pubblici, richiesta dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) e tecnicamente sicura quando si rispetta la normativa. Ma la confusione sul tema è ancora molta, soprattutto fra committenti e imprese abituate al solo naturale.
In questo articolo chiariamo che cosa dice la normativa italiana sugli aggregati riciclati, dove possono sostituire il naturale e quali controlli servono prima del getto.
La norma di riferimento: UNI EN 12620
La norma europea armonizzata UNI EN 12620 definisce le caratteristiche degli aggregati per calcestruzzo e ammette esplicitamente gli aggregati riciclati, classificandoli per tipologia (Rc — da calcestruzzo; Ru — non legati; Rb — laterizi; Ra — asfalto; Rg — vetro; X — altro; FL — galleggianti).
Per l'uso strutturale la combinazione più diffusa è Rc + Ru ≥ 90%, con limiti sulle altre frazioni. La norma fissa anche i parametri meccanici (resistenza al gelo/disgelo, Los Angeles) e chimici (solfati, cloruri) che l'aggregato deve rispettare.
Il D.M. 152/2022 e i CAM edilizia
Il Decreto 23 giugno 2022 sui Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia è lo strumento che impone agli appalti pubblici quote minime di materia prima seconda. Per il calcestruzzo strutturale richiede almeno il 5% di aggregato grosso riciclato (in massa), elevabile al 30–50% nei contesti dove la norma tecnica lo permette.
Questo significa che nei lavori pubblici l'aggregato riciclato non è solo ammesso ma obbligatorio entro soglie minime, con penali in caso di mancata dimostrazione.
NTC 2018 e marcatura CE
Le Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 al §11.2.9.2 consentono l'uso di aggregati riciclati per calcestruzzi strutturali fino a classe C40/50, con percentuali massime dipendenti dalla classe di resistenza e dal tipo di Rc.
Tutti gli aggregati — naturali e riciclati — devono essere marcati CE secondo il sistema 2+, con dichiarazione di prestazione (DoP) e controllo di produzione in fabbrica (FPC). La cava/impianto deve essere certificato da un organismo accreditato (in Italia ICMQ è il principale).
Cosa verificare prima del getto
Prima di impiegare aggregati riciclati in cantiere, il direttore lavori dovrebbe:
- Richiedere la DoP aggiornata del fornitore e la marcatura CE
- Verificare la classe dell'aggregato (Rc alto se il getto è strutturale)
- Controllare assorbimento d'acqua (più alto del naturale) e compensare nel mix design
- Conservare campioni per eventuali controlli di accettazione
L'esperienza Orobica Inerti
Il nostro impianto di recupero a Osio Sopra produce aggregati riciclati certificati ICMQ sia per uso legato (sottofondi, misto cementato) sia per calcestruzzo strutturale fino alle classi più richieste dal mercato. Ogni lotto è accompagnato da DoP e documentazione tracciabile dalla raccolta del demolito fino al prodotto finito.
Conclusione
Usare aggregati riciclati nel calcestruzzo è oggi una scelta sostenibile, normata e tecnicamente affidabile. La normativa italiana lo prevede, i CAM lo richiedono e la filiera — quando ben tracciata — offre garanzie paragonabili al naturale. Il passaggio da "esperimento" a pratica standard dipende soprattutto dalla consapevolezza di committenti e progettisti.
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