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AGGREGATI RICICLATI PER CLS

AGGREGATI RICICLATI PER CLS
Comandi 4.0

Sentiamo sempre più spesso parlare di economia circolare, sostenibilità, GREEN etc. Sappiamo tutti che per raggiungere una crescita sostenibile dobbiamo fare i conti con l’inevitabile impatto che l’uomo ha sull’ambiente, ma in concreto cosa dobbiamo fare? Le azioni di miglioramento sono di fatto illimitate e coinvolgono scelte quotidiane dal singolo cittadino a quelle condivise a livello mondiale.

Orobica Inerti ha scelto di essere protagonista di questa rivoluzione nel modo di pensare e di agire per un presente sempre più sostenibile creando un ventaglio di prodotti che sostituisca l’uso di materiale naturale e quindi l’estrazione dal territorio.

Nello specifico oggi parliamo di aggregati riciclati per il calcestruzzo; pochi sanno che il “cemento armato” è il secondo materiale più venduto al mondo in termini di peso, battuto soltanto dall’acqua. Intervenire quindi andando ad inserire elementi di riciclo ha un impatto enorme in termini di risorse.

La filiera è concettualmente semplice: calcestruzzo ritorna calcestruzzo. Vengono selezionate demolizioni di calcestruzzo, frantumate, vagliate e lavate per ottenere aggregati grossi, tra i 8 e 16 mm in modo da rispettare sia la uni en 12620 per aggregati per il calcestruzzo, che la uni en 11104 per le quantità che andranno a completare la miscela.


Le norme dividono in 2 tipologie l’aggregato così prodotto: TIPO A e TIPO B che sostanzialmente va a verificare la presenza di materiali “estranei” rispetto a rocce e calcestruzzo, ad esempio laterizi etc., che determinano le quantità massime nella miscela in base alla destinazione di utilizzo.

Il materiale si presenta molto spaccato, a volte semi pulito dal cemento, mentre altre come un agglomerato. Il fatto che sia molto poligonale aumenta la sua superficie specifica e pertanto avremo bisogno di più cemento nella miscela che lo andrà ad avvolgere; mentre quando si presenta sotto forma di agglomerato tende ad assorbire più acqua, pertanto con ripercussione sulla lavorabilità ed e la resistenza finale del calcestruzzo.


Pur essendo concettualmente semplice da produrre, uno degli aspetti più limitanti è quello autorizzativo; ricordiamo che la materia prima è un rifiuto e quindi per la sua produzione è necessario avere un’autorizzazione al riciclo in regime almeno ordinario con tutto quello che ne comporta. 

Un altro aspetto da tenere in considerazione sono le quantità. Da un lato è vero che comunque nella miscela va sostituita una parte esigua: Per rispettare i CAM oggi basterebbero circa 150 kg rispetto ad un metro cubo di calcestruzzo del peso di circa 2400 kg. Ma comunque bisogna avere in partenza una demolizione praticamente priva di materiali diversi rispetto ad un calcestruzzo, cosa non scontata, e comunque rispetto alla totalità del materiale in ingresso solo il 30% si riesce a riqualificare con le caratteristiche adeguate.

La sfida oggi è rendere questo prodotto sempre più diffuso; se pensiamo che nel 2019 in Italia sono stati prodotti circa 28,5 Milioni di metri cubi di calcestruzzo (dati Federbeton ) avremmo potuto risparmiare 4,3 Milioni di tonnellate di materiale naturale se avessimo rispettato i Criteri Ambientali Minimi.

E’ evidente l’importanza di questo contributo e vogliamo essere in prima linea nella creazione di valore realmente Sostenibile. 


Dott Giorgio Quistini